Perché il Morigerati Rural Lab funziona

Morigerati è un piccolo paese di circa 300 abitanti, aggrappato alle colline verdi del Cilento meridionale, dove il fiume Bussento scompare e riappare tra le rocce e le grotte dell’Oasi WWF. È un borgo bellissimo e fragile, esposto — come tanti dell’Appennino meridionale — al rischio di un lento spopolamento. Eppure, in appena pochi mesi, è diventato uno dei progetti a cui teniamo di più e uno di quelli che funzionano meglio.

Abbiamo avviato il Morigerati Rural Lab — il nostro progetto di Team Volontariato del Corpo Europeo di Solidarietà (ESC) — nella primavera del 2026. Da allora abbiamo già attraversato tre fasi: il primo flusso in aprile, l’esperienza Stories in Motion a giugno, e il flusso estivo attualmente in corso. E siamo pronti a pubblicare il bando per il prossimo, tra la fine dell’estate e l’autunno. In pochissimo tempo, quindi, un solo piccolo borgo ha ospitato più gruppi di giovani da tutta Europa, generando una risonanza — sui media, sui social, nella comunità — che va molto oltre le sue dimensioni.

Ci siamo chiesti spesso: perché? Perché questo progetto riscontra un successo così grande? Proviamo a rispondere raccontando quello che abbiamo visto e costruito.

Il borgo di Morigerati di notte, campanile illuminato

Un progetto che risponde a un bisogno vero

La prima ragione è la più semplice: il Morigerati Rural Lab non è un’esperienza inventata a tavolino, ma la risposta concreta a un problema reale. Come molti villaggi del Sud Italia, Morigerati convive con l’emigrazione continua di giovani e famiglie in cerca di lavoro altrove. Il progetto nasce per sostenere lo sviluppo di un turismo sostenibile, rispettoso e comunitario come fonte di reddito di lungo periodo per i giovani, creando nuove opportunità legate alla natura, alla cultura e alle tradizioni locali.

Questo dà a chi partecipa qualcosa che raramente si trova nei programmi di mobilità: la sensazione di essere utili davvero. I volontari internazionali non “visitano” Morigerati, ci lavorano dentro, contribuendo a rafforzare le capacità locali e a costruire esperienze autentiche per chi arriva. Il senso di quello che fanno è tangibile ogni giorno.

Volontari al lavoro su una fontana in pietra, campanile del borgo sullo sfondo

Giovani protagonisti, non spettatori

La seconda ragione è il metodo. La formazione durante il progetto è di tipo non formale e segue un approccio learning by doing: si imparano competenze pratiche di gestione del turismo sostenibile e di lavoro in team facendo, non ascoltando. I volontari ricevono formazione da chi conosce il territorio dall’interno — la coordinatrice Angelika Bartholomäi, esperta di turismo rurale sostenibile, e Demetria Barra del WWF Grotte del Bussento per i tesori naturali e culturali dell’area.

E le responsabilità sono reali. Nel corso delle attività i volontari hanno affiancato gli operatori dell’Oasi WWF e dell’Ecomuseo nella gestione dei visitatori — anche nei fine settimana di grande afflusso — hanno aggiornato le informazioni delle strutture sulle piattaforme di viaggio, tradotto materiali informativi in più lingue, avviato corsi di inglese per i giovani del paese e preparato laboratori per i bambini. Chi arriva a Morigerati non trova un ruolo decorativo: trova un compito che conta, in una comunità che ha bisogno di quel contributo.

Laboratorio creativo all'aperto con bambini del paese e volontari ESC

Una comunità che accoglie e restituisce

Il terzo motivo è forse quello che fa la differenza più grande, ed è il più difficile da progettare: la comunità di Morigerati non subisce il progetto, lo abbraccia. Il Comune è un partner attivo — dai materiali per i laboratori fino al coinvolgimento nelle relazioni internazionali del borgo. Ma soprattutto sono le persone a fare la differenza.

Durante il flusso estivo, per esempio, la comunità ha ospitato gratuitamente un aperitivo internazionale, contribuendo con i prodotti tipici del paese; il gruppo delle donne che gioca a bocce ha invitato i volontari a un torneo; degli speleologi in visita li hanno voluti a cena; un operatore turistico ha aperto loro la propria terrazza. È una reciprocità spontanea: i volontari danno, e il paese restituisce accoglienza. Questo scambio trasforma un tirocinio di volontariato in un’esperienza umana che, come diciamo nella nostra call, i partecipanti “si portano a casa nel cuore per sempre”.

Un anziano del paese mostra un album di foto a una volontaria

Non un campo isolato, ma un ecosistema

Il quarto motivo è strategico. Il Morigerati Rural Lab non vive da solo: è un nodo dentro una rete più ampia di iniziative che si alimentano a vicenda, e ogni flusso lascia qualcosa che rende più forte quello successivo.

A giugno 2026 il progetto ha dato vita a Stories in Motion, in cui un gruppo di giovani filmmaker tedeschi e italiani ha realizzato un film collettivo sui sessant’anni di emigrazione tra Morigerati e la Germania — un legame storico profondo, che arriva fino alla cittadina di Geislingen an der Steige. Un racconto che parla di partenze, ritorni e radici, e che ha dato al progetto una dimensione autenticamente transnazionale.

A maggio, i volontari del Morigerati Rural Lab hanno partecipato alla Transumanza per la Pace di Corleto Monforte, l’evento che insieme all’impresa sociale Dandelion Social Innovation Lab abbiamo trasformato in un format nuovo, culminato nel Manifesto di Corleto: un patto sottoscritto da tre amministrazioni comunali e dieci organizzazioni non profit. Intorno al progetto ruotano anche il gemello Corleto Rural Lab, il progetto Erasmus+ “La voce dei giovani” con il Forum dei Giovani di Tramonti, e il podcast “Peace Talks”. Ogni iniziativa dà visibilità e senso alle altre: è questo intreccio, più che il singolo campo, a generare massa critica.

Una troupe intervista un residente davanti a un'abitazione scavata nella roccia

Un progetto che sa raccontarsi

Il quinto motivo è la capacità di dare voce a tutto questo. Il Morigerati Rural Lab ha avuto una copertura stampa notevole per un progetto di queste dimensioni: dall’avvio del campo ripreso da numerose testate cilentane e regionali — dal Giornale del Cilento a Salernonotizie, da Vallo Più a 105TV — fino a Stories in Motion, rilanciato dall’agenzia ANSA Campania, da Il Mattino, da Ottopagine e da altre testate, con un primo articolo comparso persino nella stampa locale tedesca del circondario di Geislingen.

Anche i canali propri raccontano un progetto vivo. Nel trimestre di attività, il profilo Instagram dedicato ha superato le 57.000 visualizzazioni, raggiungendo quasi 9.800 account: e il dato più significativo è che oltre il 70% delle visualizzazioni proviene da persone che non seguono ancora la pagina. Significa che il progetto non parla solo a chi già lo conosce, ma continua a incuriosire e ad allargare il proprio pubblico.

Un vicolo tipico del borgo di Morigerati

Un format replicabile, una guida stabile

C’è infine una ragione che tiene insieme tutte le altre: il Morigerati Rural Lab è un modello, non un evento irripetibile. Una struttura chiara, un coordinamento continuo e un metodo collaudato lo rendono replicabile — come dimostra la nascita del Corleto Rural Lab — e permettono di far ripartire un nuovo flusso mantenendo intatto ciò che funziona: il legame con la comunità, la responsabilità affidata ai giovani, l’apertura internazionale.

E adesso, il prossimo flusso

Morigerati ci ha insegnato che le aree interne non sono soltanto luoghi da cui si parte: possono essere spazi di sperimentazione, incontro e futuro. Per questo continuiamo, e presto pubblicheremo il bando per il prossimo flusso del Morigerati Rural Lab.

Se ami la natura e la vita rurale, se sei curioso, aperto e hai voglia di lavorare in un team internazionale dentro una comunità che ti accoglierà come uno dei suoi, questo è il posto giusto. Nessuna qualifica specifica è richiesta: contano la motivazione, l’apertura e lo spirito di squadra.

Il resto — Morigerati te lo porti a casa nel cuore, per sempre.

Gruppo di volontari al tramonto su un terrazzo, campanile a cipolla sullo sfondo

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